La luce che recide
Un ricordo di  Angelo Lippo



Angelo Lippo, poeta e critico d'arte


Angelo Lippo (Taranto 1939  - ivi, 2011) si è occupato di poesia, critica letteraria, critica d’arte. Suoi versi e contributi critici sono apparsi su numerose riviste, tra le quali «Lunarionuovo», «L’Informatore librario», «Spirali», «Oggi e Domani», «Laboratorio», «Prospettive Culturali», «Pietraserena», «La Vallisa», «Terra del fuoco», «Punto d’incontro», «Il Secondo Rinascimento», «Quinta Generazione», «Materia», «Laboratorio», «Il Volto», «Piccolissimo», «Il Poliedro», «Il Pensiero», «Estuario», «La Procellaria», «Ghibli». Intensa la sua collaborazione a periodici e quotidiani («La Gazzetta del Mezzogiorno», «Corriere del Giorno», «Puglia», «Tempo»). È stato condirettore della rivista «Il policordo», poi fondatore e direttore di «portofranco».
Come critico d’arte, ha pubblicato vari studi monografici dedicati ad artisti italiani contemporanei. I suoi libri di poesia sono: Quaderno d’amore (1963), Tra questo e l’altro (1976), La carne stretta (1979, prefazione di Marcello Venturoli), Filo Diretto (1982), L’ape invisibile (1985, prefazione di Giacinto Spagnoletti), Caprice des Dieux (1992), Alfabeto del mare (1992), La trama oscura (1992), Il castagno di Martino (1996), La vita si scandisce limpida (1996, prefazione di Enzo Santese), Origini (1997), La morte felice (1999), Le sillabe del vento (2001, prefazione di Dante Maffia), Calice (2002), Fragile artificio (2006), Elogio dell’ebbrezza (2009, prefazione di Luigi Scorrano), Se non matura la spiga (2011, prefazione di Dante Maffia). Le sue opere di saggistica letteraria e d’arte: Armando Meoni, profilo di uno scrittore (1979), La vigna azzurra (1994), Armando Meoni – La vita e le opere (1996), Il respiro delle mimose (2000), Il giardino degli dei (2001), Il rumore dell’erba – A Sud delle incertezze: la poesia (2003), Puglia un’arte di frontiera: (2005), Il filo dell’affetto – omaggio a Giacinto Spagnoletti (2008).



Tre poesie di Angelo Lippo



Aderenze

Da sempre
       mi porto negli occhi
la dura scorza degli ulivi
che il vento d’inverno deforma,
perciò amo il fiato dello scirocco
che s’attacca alle vesti
e forma le cosce alle fanciulle.

   


Al cospetto del calice

Ho troppo girovagato
prima d’incontrarti. Ignoravo
le caverne di miele che salgono
sulle montagne e cantano
l’insipienza dei giorni.
La Storia è infinita
quanto il turgore rossofiamma
che sbraita nelle lune d’agosto.
Tra qualche mese i doni
romperanno le righe nei tendoni
assediati dalle lucciole,
mentre il canto delle cicale
s’attarderà sulle memorie
bianche del mio paese d’infanzia.
La voce degli acini
assolve la fatica solitaria
e su tralci divampano
preghiere di silenzi.
Così, nel frastuono cresce
il bisogno di celebrarti ancora,
reclamando il tempo delle dolcezze
salmodianti nella solitudine
che sverna in segreti reconditi.
Ora si aspetta che l’orgoglio
spenga i fuochi sulla collina,
quando taciturna la riflessione
si piegherà al cospetto del calice
forati dagli occhi del sogno.


Luce che recide

Accarezziamo la vita
con trepide mani di vento
ma nuvole ci mutano
senza sapere la natura
                         degli addii.
La foglia sull’albero trema
e si abbandona a tenerezze.
               Dall’alto domina
una luce che recide.



(testi tratti da Calice, edizioni portrofranco, 2002).