Adieu, mes amours, m'atent. Je suis en desarroy

Adieu, mes amours, m'atent. Je suis en desarroy

Gli epigrammi di Marziale tradotti da Mario Fresa




Omaggio a Marziale

299 esemplari numerati a mano, così suddivisi:
 180 con numerazione araba e CXIX con numerazione 
romana contenenti, fuori testo, 
un disegno originale di Carlo Villa.

Collana «Hermes»
Salerno MMXI




III, 84

[a Sebastiano]

Che racconta, di bello, la tua cara troiaccia?
Non parlo di tua moglie: 
ma della tua linguaccia.



IV, 12

Non si vergogna mica 
di non negarsi a nessuno: 
almeno si vergogni 
di non negarlo a nessuno.



XI, 66

[A Massimo]

Spia, traffichino, imbroglione; sagace 
addestratore di critici d’accatto; 
maligno calunniatore; presenzialista, 
succhiacazzi, sordido coboldo: 
però, malgrado il gran daffare, 
sei sempre senza un soldo.



II, 38

Tu vuoi sapere qual è la rendita 
di quel lontano mio terreno?
Questo mi frutta: della tua vista posso, 
finalmente, fare a meno.



VII, 4

[a Friedrich]

Friedrich, lo vedi, è rachitico, è palliduccio:
perciò si crede poeta. Povero ciuccio!



XII, 26

Flavia denuncia d’essere stata violentata, 
a turno, dai ladroni.
Quelli protestano: saremo pure delinquenti, 
ma non coglioni.




VIII, 20

[A Francesco]

Scrivi molti versacci; però, alla fine, 
non pubblichi mai niente.
Che caso strano: tu sei, allo stesso tempo, 
cretino e intelligente.
                                                                    

VII, 3

[a Rossella]

Perché, mi chiedi, non ti regalo 
le mie raccolte di poesia?
Perché, in cambio, io già temerei le tue. 
Risparmiami la cortesia.



VIII, 35

Siete fatti l’uno per l’altra:
un’oca, ignorante e scaltra,
e un imbecille monocordo.

E non andate d’accordo?



IV, 33

Ora non pubblichi nemmeno un verso.
«Dopo morto, lo faranno gli eredi».
Al pubblico in attesa, allora, questi tuoi 
capolavori quando concedi?










 ©  Mario Fresa e L'Arca Felice, 2011